E' difficile ricominciare a scrivere del mondo e delle sue amenità dopo aver affrontato un gradino così alto e faticoso da superare. Dato dunque che non riesco a parlare di cose troppo distanti dalla mia condizione, oggi scriverò due righe sulla pietà, quella vera, e non dunque la buffonata cristiana, e sulla sofferenza.
Quello che mi sento di dire sul belpaese è che oggi, per un cane che soffre, in stato terminale di una malattia, viene usata più pietà che per una persona. Ad un certo punto è il veterinario che te lo dice "non c'è più niente da fare...consiglio una puntura per la soppressione per evitargli inutili sofferenze".
Se purtroppo invece hai assistito una persona cara, un malato terminale di tumore, nei suoi ultimi istanti di vita ti può invece essere capitato di vedere quella persona consumarsi dal dolore e dalla sofferenza, ti può essere capitato di chiedere al dottore della morfina per chi ami, e il dottore, frenato dalla legislazione, e dal suo cinismo esasperato che salva la sua coscenza dal troppo coinvolgimento nella malattia del suo paziente e dal dolore dei suoi cari, che ti risponde "he no, ormai è arrivata ad un punto che se gli facessimo la morfina gli provocheremmo un collasso, i suoi organi si spengerebbero uno ad uno..."
E così tutto accade con una lentezza straziante, fino al momento in cui solo il cuore, (forte era il cuore di mia madre, aveva sopportato pure il passaggio di una canula di un port-cat che si era rotta perchè glielo avevano messo male...), rimane a battere, in cui il respiro sembra quello di una macchina. Poi finalmente il coma, in cui speri che non senta più niente...
Fino a che non ci passi non ti rendi conto di quanto serva una legge che ti tuteli negli ultimi istanti di una grave malattia. Un uomo o una donna lasciati morire tra atroci sofferenze, sono un uomo e una donna di cui non viene rispettata la loro dignità.