Il processo farsa sulla notte della democrazia italiana, trasformata in quei due giorni del 2001 in una quotidianità dal sapore cileno, non riporterà la giustizia, ma come ormai era chiaro, sta solamente cercando di mettere una pezza su quegli eventi, aspettando che gli italiani, ignoranti, volubili e con la memoria corta, si dimentichino di quello che è successo non solo nella scuola diaz, ma in tutte quelle giornate di straordinaria partecipazione e riappropiazione di uno spazio, fisico e politico che la popolazione, o meglio "i fottuti di sempre", reclamavano ai grandi burattinai del mondo.
La nostra generazione ha un compito: fare in modo che ciò che abbiamo vissuto, chi sulla propria pelle, chi da casa attaccato alla televisione, non sia mai dimenticato. E ogni tanto, quando parliamo con qualcuno più piccolo, chiediamogli se si ricorda, se sà cosa è successo a Genova...e se vediamo che c'è confusione, o che l'amico davanti a noi non sà di che cosa stiamo parlando, facciamogli vedere uno dei tanti filmati che sono usciti nei mesi seguenti. Fa bene a lui...e fa bene anche a noi.
Il governo che prometteva discontinuità deve al più presto dotarsi di quella commissione parlamentare di verifica sui fatti del G8. Commissione che una madre con il cuore spezzato, è andata a reclamare fino alle stanze del parlamento, ma che per ora ha incassato soltanto rifiuti.
Questa è la democrazia ...baby!
ecco l'articolo su "la stampa" comparso un'oretta fà...
Processo G8, persi i corpi del reato
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| http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200701articoli/16775girata.asp |
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Giallo sulle finte molotov "ritrovate" dalla polizia nell'irruzione alla scuola Diaz
ALESSANDRA PIERACCI
GENOVA
Sono sparite, forse distrutte, le due bottiglie molotov che costituiscono una prova determinante nel processo contro gli alti dirigenti di polizia coinvolti nella sanguinosa notte dei manganelli alla scuola Diaz, durante il G8, nel luglio 2001. Sono le armi con le quali si sarebbe tentato di giustificare l’irruzione nei locali trasformati in dormitorio per i manifestanti e l’arresto di 93 persone (93 racconti di pestaggi a freddo), riconosciute poi da un funzionario di polizia come le molotov sequestrate ore prima durante i disordini in altra parte della città.
Sparite nel nulla
Le bottiglie, molto particolari perché con l’etichetta di un vino pregiato, non si trovano: non sono nella cancellaria del Tribunale dove vengono conservati i reperti inerenti al dibattimento e il responsabile dell’ufficio corpi di reato, Sergio Bruschi, sembra sicuro di non averle mai viste e comunque certamente mai registrate. Non ne sa nulla il vicequestore Borrè, che era stato incaricato dalla Procura di condurre le indagini sull’irruzione nella scuola.
Le tracce si perdono dopo i rilevamenti dattiloscopici sul vetro. Oggi verranno controllati tutti i quaranta scatoloni che contengono i reperti dell’inchiesta, ma si fa strada un’ipotesi inquietante. Le bottiglie molotov, come tutto il materiale esplosivo, sono conservate nell’armeria della questura. Periodicamente viene inoltrata alla Procura una richiesta di distruzione. Nulla al momento può far escludere che anche le molotov della Diaz, come le altre recuperate durante i tre giorni di devastazioni, siano state fatte brillare:l’autorizzazione è stata chiesta.
Conseguenze sul processo
I pm, Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, sembrano tranquilli, mentre alcuni tra gli avvocati difensori ora partono alla carica: «Le fotografie di un oggetto - commenta Alfredo Biondi, difensore del vicequestore Pietro Troiani - non possono sostituire l’oggetto corpo del reato, che deve essere materialmente riconosciuto». «Abbiamo un argomento formidabile - dice Maurizio Mascia, legale dell’allora capo della Digos Mortola, attualmente vicequestore vicario a Torino, e dell’allora capo della Mobile, Dominici, vicequestore vicario a Brescia - Se le accuse di prove costruite ad hoc si basano sulle anomalie di due bottiglie sequestrate nel pomeriggio, non repertate, non registrate nei verbali, circolate liberamente e passate di mano in mano fino a notte nonostante fossero sotto sequestro, l’attuale situazione dimostra come le anomalie siano una normale possibilità».
Il caso delle molotov dissolte è esploso ieri, durante l’ennesima udienza del processo. Da due giorni erano stati convocati come testi il generale Valerio Donnini e Maurizio Piccolotti, che avevano avuto a che fare con le bottiglie incendiarie. I difensori dei funzionari coinvolti hanno chiesto il riconoscimento dell’oggetto del reato durante l’esame testimoniale. Il presidente del Tribunale ha disposto l’acquisizione delle bottiglie, ma nessuno è stato in grado di dire dove fossero. E’ stato convocato di corsa il vicequestore Borrè, il vicecapo della Mobile che proprio nell’udienza precedente aveva testimoniato sulle indagini effettuate, ma nemmeno lui è stato in grado di risolvere il mistero. Resta la possibilità che le due bottiglie si siano «perse», rubricate non si sa dove, in merito a qualcuno dei fascicoli stralciati dal corpo principale del processo.