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domenica, 17 febbraio 2008

Vietato parlare al conducente

La scritta è sul cartello proprio sopra la porta della cabina di guida di un treno che viene da un'altra epoca. Un pezzo di modernariato che da 25 anni, senza sosta, collega Siena con il mondo tramite lo snodo di Chiusi. Vietato parlare al conducente, ma se con il conducente ci parli, scopri quante cose deve dirti quel cocchiere invisibile, traghettatore di tante vite, con cui ma ti sei fermato a parlare e se per strada lo incontri non lo riconosci, perchè non sai neanche che faccia ha  colui che  tutti i giorni,  per poche ore ti porta là dove devi andare. Perchè al conducente non si parla.

G. è un amico. Mi fa vedere i comandi: i pomelli, le leve, i contatori analogici con le lancette: sembra un pezzo d'antiquariato. E' uno di quelli che lotta, instancabile, perchè non vuole arrendersi all'idea che tutto sta andando a rotoli. Mi parla dei contratti, della frammentazione che non li fà sentire parte di una stessa classe.
Che divide i giovani da quelli che è una vita che fanno i ferrovieri: mi hanno dato € 59,00 di aumento, ma se domani assumono mio figlio quei 59,00 euro non li potrà avere.
Ci fanno contratti tutti differenti, così che non ti capita mai di lavorare fianco a fianco con qualcuno che vive la tua stessa condizione. I sindacati non stanno lavorando per quelli che verranno, stiamo racimolando le briciole per noi. Scuote la testa, schifato dall'egoismo di quei padri che non pensano ai propri figli.

Il capotreno sta in cabina con lui, quando il treno si ferma alla stazione esce e controlla la salita e la discesa dei passeggeri: devo stare qui, nella circolare che ci hanno mandato ci dicono di stare in cabina. Dobbiamo fare attenzione, perchè se per caso il macchinista non vede un segnale dobbiamo esserci noi...
Prima eravamo in due - mi spiega G. - ma l'obiettivo è tagliare il costo del lavoro, quindi adesso in cabina c'è solo un macchinista.
Il treno è piccolo, solo due vagoni. Vorrebbero che controllassimo di più i biglietti, facessimo più multe, ma come posso fare tutte e due le cose contemporaneamente. I biglietti li controlliamo a treno fermo.

G. mi parla ancora della disparità di trattamento tra un nuovo assunto e uno come lui: il mio lavoro è classificato come usurante, ma un giovane non beneficierà di questo.

Arriviamo a Siena.
Mi salutano stringendomi la mano.
Io, che a quel punto li avrei abbracciati, grata per quel poco tempo in cui hanno condiviso con me una parte di vita che non conoscevo.

Se non sei figlio di un ferroviere non ti viene in mente di sapere come vive, quali problemi ha, cosa vuol dire passare le giornate guardando due linee che non si incontarno mai. Andando verso quel punto all'infinito che non arriva.





postato da: anaismoon alle ore 23:44 | link | commenti
categorie: life, ferrovie, vietato, contratto